In armonia con la natura
Avvicinandosi all’abbazia di Praglia si ha la sensazione di lasciarsi alle spalle frenesie e pensieri.
Una lunga strada dritta si inoltra nella campagna verde. I Colli Euganei all’orizzonte si avvicinano. Tutt’intorno alberi, viti, campi, declivi.
Il grande monastero benedettino sorge dal 1080 a Teolo in provincia di Padova ed è incastonata alla base del monte Lonzina.
Ma non c’è contrasto con il paesaggio circostante. L’accostamento produce piuttosto un rapporto armonico. Le costruzioni dell’uomo si sviluppano in continuità con la natura, senza artificiosità.

Nell’abbazia oggi vivono e lavorano 40 monaci che si occupano di diverse attività lavorative.
Ogni monaco ha un incarico dato dall’abate e il ritmo delle giornate è ancora scandito dalla regola benedettina.
Le diverse attività si raccolgono attorno a quattro chiostri: il chiostro rustico, un tempo riservato alle attività agricole; il chiostro botanico, in cui si coltivavano piante ed erbe per la farmacia; il chiostro pensile, situato al primo piano e destinato alla raccolta delle acque; il chiostro doppio, attorno al quale si dispongono le celle dei monaci.
Le meravigliose piante grasse nei vasi in terracotta
Padre Daniele ci accoglie e guida a visitare l’abbazia.
Ci racconta che quando arrivò in monastero, trentacinque anni fa, portò con se le sue piante grasse. Le coltivava già a casa, era una passione che aveva fin da piccolo.
Queste meravigliose piante hanno almeno 35 anni, le più vecchie anche 50.
Oggi si possono ammirare all’interno dei loro vasi in terracotta, altre sono piantate a terra. D’estate le piante in vaso si trovano nel chiostro rustico, d’inverno invece sono destinate a un luogo più protetto al riparo dal gelo.
Ad affascinare Padre Daniele sono la grandissima varietà delle piante grasse, per forme, coste, spine, colori, e l’ordine attraverso cui ognuna si sviluppa.

I vasi in terracotta in cui si trovano sembrano raccontarne la lunga storia attraverso i segni che il tempo ha lasciato su di essi, le sbeccature, le incrinature, gli aggiustamenti, il colore naturalmente invecchiato.
Alcuni sono rinforzati con del filo di ferro ed è incredibile come ciò faccia loro acquisire ancora più fascino.
Come nelle persone, il tempo lascia sui vasi cicatrici.
Questi vasi fanno pensare all’estetica orientale del Wabi-Sabi fondata sull’accettazione della transitorietà e dell’imperfezione delle cose.


More than a pot
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